DOBBIAMO SALVARE IL VERDE DI TRIESTE
DALLE BRAME DEI PALAZZINARI

di Barbara Gerusina (Il Piccolo, 21 giugno 2009)

L'ex sindaco Illy aveva previsto per la città di Trieste uno sviluppo demografico fino a cinquecentomila abitanti, creando a misura un piano regolatore di continua espansione, mentre a distanza di soli dieci anni esso manifesta che la stima fu completamente sbagliata. Non solo non esiste aumento demografico, ma un continuo calo: l'ottanta per cento della popolazione della città è composto da persone anziane al di sopra dei sessant'anni, che spesso vivono in condizioni precarie di sopravvivenza. Le famiglie giovani disagiate aumentano a dismisura poiché non riescono con i loro miseri e traballanti stipendi a pagare gli affitti e pertanto aumentano le richieste di alloggi popolari.

Con la mancanza di fondi gli enti pubblici cercano di recuperare l'esistente e renderlo a regola delle norme di sicurezza. In caseggiati semivuoti i pochi anziani rimasti, dopo una vita passata tra le quattro mura che hanno visto nascere, crescere la loro famiglia, vengono sfrattati e nelle migliori opportunità cambiati di appartamento, zona, tessuto sociale, sradicando amicizie e abitudini, che spesso li portano alla depressione e alla morte precoce. Una città con traffico caotico, con uno degli indici dei sinistri più alti d'Italia, dove la fa da padrone l'inquinamento. Una camera a gas tra Ferriera e autoveicoli, ventilata dalla nostra provvidenziale bora, che una volta ci portava le radiazioni di Cernobyl, e adesso ci pulisce l'aria dallo smog e dalle polveri sottili e ci permette di scorrazzare con gli autoveicoli e inquinare senza problemi.

Piani per la riduzione del traffico, parcheggi di scambio, utilizzo delle metropolitane leggere che a Trieste potrebbero collegare l'altopiano, Muggia, e creare un anello circolare attorno alla città ci sono, ma vengono inutilizzati. Per quanto riguarda il territorio, la città viaggia tra l'indifferenza dei cittadini, che mugulano ma poi in realtà lasciano che tutto proceda per il suo corso. Il piano regolatore fatto dal sindaco Illy, dopo i due mandati della destra, con il sindaco Dipiazza è ancora vigente. Tutti lo recriminano, ma poi in realtà continua l'incremento edilizio.
Capito che Trieste non decolla né demograficamente né industrialmente, che non possiede territorio, che possiede circa diecimila appartamenti sfìtti o da ristrutturare, perché non si pone atto rapidamente al nuovo piano regolatore, bloccando in tutti i rioni le costruzioni inutili?

Sono di questi giorni gli scempi di San Giovanni, del Cubone delle Suore Orsoline in Gretta, visibile per la sua bruttezza da piazza Unità d'Italia, della imminente cementificazione dei versanti di Gretta e Roiano dove le vetture andranno a gravitare sul vicolo Rio Martesin e la via Giusti, apportando ulteriore traffico a Roiano centro. Simile sorte toccherà alla piana di Monte Radio, dove sono in fase di dismissione le antenne Rai. E che dire della vergognosa tappezzatura della via Commerciale, del vicolo delle Rose, di San Giovanni, Opicina, Trebiciano, Villa Carsia, Basovizza!
I piani paesaggistici, i vincoli non servono assolutamente a nulla: sono solo pane per i professionisti della ciacola.
Regione, Provincia, Comune non sono esenti da responsabilità, permettendo tale andazzo.

Il nostro sindaco Dipiazza che vuole essere «uno in mezzo a noi», che ha assunto ad «interim» la delega dell'assessorato all'urbanistica, agisca con tempestività dove ancora è possibile salvare la città. I costruttori acquistano terreni agricoli e poi pretendono di tramutarli in costruibili. Questa è una scusa che permette loro di fare quello che vogliono. Giardini, zone agricole, boschi, prati non devono più essere tramutati in zone costruibili nel nuovo piano regolatore.