ADDIO VICOLO MARTESIN

(Il Piccolo, 21 giugno 2009)



II Comune di Trieste, per accontentare gli appetiti dei costruttori, si appresta a trasformare il vecchio sentiero Martesin, che adduce alle poche case isolate tra il versante di Roiano e Gretta, in strada a traffico intenso. Verrà fornito di un costoso semaforo per poter dar accesso nei suoi totali due metri di larghezza, alle betoniere da dieci metri cubi, agli escavatori e ai mezzi movimentazione terra.

Girano voci anche di probabili espropri ai danni degli abitanti, per allargare la sede stradale e agevolare il transito dei «bisonti». Verrà ampliata la viabilità delle vie Gradisca e Collio. Costi che graveranno sui cittadini, danari sottratti alla collettività, perché il sindaco Dipiazza, la Giunta comunale, l'opposizione, non si sono spesi per trovare qualche scappatoia che permettesse di sottrarre questi posti protetti dalla Regione, dalla Guardia forestale con i vincoli paesaggistici, al degrado del cemento, al rischio di smottamenti?

Queste zone sono geologicamente instabili, con numerose vene acquifere utilizzate dai nostri avi per ricavare pozzi atti all'approvvigionamento dell'acqua. Il degrado non è nella natura, ma nelle opere devastanti dell'uomo. La natura si rigenera sempre più forte, il cemento ecologico ricoperto di tavole di legno in breve si degrada.

Per chiamarle «case ecologiche», si distruggono altri boschi. La natura dona ossigeno, recupera ossido di carbonio, dona clorofilla, profumi. Il cemento distrugge il panorama, con le cave per procacciarsi la ghiaia, il pietrisco e l'argilla componenti del cemento (vedi cava Faccanoni).
Crea inquinamento con il trasporto dei materiali, con i macchinari degli scavi, con l'energia calorifica necessaria ai cementifici. Non dà benessere nemmeno ai pochi operai, perché è un lavoro ad alto rischio e male remunerato, che con i macchinari attuali, al posto dei due tre anni di una volta, oggi, quando va bene, li impegna per pochi mesi.

Perché invece non utilizzare per questi pastini da sempre destinati alla coltivazione, i fondi che l'Unione europea stanzia per il salvataggio delle zone a ridosso delle cinture periferiche, che altrimenti andrebbero definitivamente perdute? Diamine, si salvino questa e tante altre zone meritevoli d'attenzione dai soprusi dei facili guadagni.
Ci si attivi per accedere ai fondi comunitari, s'installino mini funicolari o cremagliere ad ausilio dei coltivatori, e si reinseriscano le specie autoctone, ovvero le viti del Prosecco (Glera), della nostra malvasia, del nostro superbo Refosco. Questo chiedono i cittadini, e questo governanti, dovete prodigarvi a fare, altrimenti avrete fallito il vostro mandato!

Rosanna Klaus