(La Repubblica, Redazione di Firenze, 2 luglio 2014)

 

La sera di venerdì 27 giugno verso le 22, nel parco delle Cascine, Donatella Mugnaini, 51 anni, è morta sul colpo sepolta da un grosso ramo, nel tentativo di riparare la nipotina Alice, di 2 anni, con cui stava passeggiando; anche la piccola è deceduta il giorno seguente.

La tragedia ha lasciato Firenze attonita in quanto assurda e perché c'è la consapevolezza che poteva toccare a chiunque. Le Cascine sono un parco frequentatissimo da sportivi, famiglie, bambini, anziani e turisti. Al momento del crollo vi si stava svolgendo una manifestazione di promozione sportiva che doveva durare una settimana; a luglio, agosto e settembre ospiterà numerose iniziative, promosse dal comune e dal PD cittadino. Qualche giorno prima c'era stato un mega concerto musicale con decine di migliaia di ragazzi.

La magistratura ha aperto un'inchiesta, consegnando una decina di avvisi di garanzia. Una perizia seguirà una prima relazione della forestale, già depositata in procura, che esclude che l'albero fosse malato. La forestale ritiene che la causa del distacco sia "meccanica": il ramo potrebbe essere "collassato", visto che era in contropendenza rispetto al fusto, pesava dai 500 ai 700 chili ed era lungo 14 metri.

Già in passato rami degli alberi secolari, in genere durante forti temporali ma non solo, si sono spaccati colpendo passanti e scooteristi. Ma cosa ha fatto il comune per mettere in sicurezza il parco e in genere il verde cittadino? Inoltre, le morti di Donatella Mugnaini e Alice non sono le prime in luoghi scelti dal comune per iniziative estive e non messi in sicurezza; ricordiamo Luca Raso (2006) e Veronica Locatelli (2008) due giovani morti per essere caduti da muri non adeguatamente transennati in zone oscure al Forte di Belvedere.
Lunedì 30 in Consiglio comunale la neo assessora all'ambiente Alessia Bettini si è sbracciata per dimostrare che gli alberi sono seguiti uno a uno, catalogati in base allo stato di salute e seguiti di conseguenza; dalla sua stessa relazione si apprende però che un albero considerato sano non viene rivisto per 5 anni, e neanche potato.

E' proprio sulla pericolose condizioni del verde che si erano soffermati gli abitanti dell'Isolotto, quartiere di fronte alle Cascine, quando il neopodestà Dario Nardella, appena eletto, ha fatto il 7 giugno un "tour delle periferie", facendogli notare i rami troppo sporgenti. Una giusta preoccupazione, infatti sono mesi che la Procura di Firenze indaga sugli appalti del Comune di Firenze per la manutenzione degli alberi e del verde pubblico. Dell'inchiesta si è saputo solo a metà maggio quando il pm Gianni Tei ha inviato la Forestale ad acquisire gli atti all'assessorato all'ambiente.
La Procura ha scoperto che gli alberi di Firenze non vengono potati con corretti “tagli di ritorno”, ma “capitozzati”, una pratica riconosciuta da tecnici e studiosi della materia come altamente distruttiva per la salute delle alberature, così facilmente aggredite da batteri e funghi che possono portare alla loro morte. Una pratica collegata ai forti ribassi offerti da alcune imprese per aggiudicarsi gli appalti per la manutenzione ordinaria del verde. Alcuni esempi per l'anno in corso, quando era in carica la giunta di Matteo Renzi (PD) resi noti da Repubblica Firenze : l'impresa dei Fratelli Buccelletti ha vinto con un ribasso del 75,5% nei Quartiere 1 e 3; Cooplat addirittura con ribassi tra il 68% e l'83% nelle aree del Quartiere 5.
Poi, per oltre 20 anni il Comune di Firenze ha ignorato la legge che impone ai Comuni di piantare un albero per ogni neonato residente.

Nello stringersi alla famiglia Mugnaini, così duramente colpita, occorre chiedere verità e giustizia per Alice e Donatella, andando a fondo sulle responsabilità delle giunte Renzi e Nardella, mettendo sotto accusa la sciagurata politica di tagli della spesa sociale a favore delle “grandi opere” e degli interessi della borghesia cittadina.